Oggi è arrivato un deciso passo avanti nel matrimonio annunciato tra Etihad e Alitalia. I vertici delle due compagnie hanno emesso un comunicato congiunto per annunciare che è in arrivo la lettera della compagnia emiratiana che “preciserà le condizioni e i criteri per il proposto investimento nel capitale da parte della compagnia che, negli ultimi mesi, ha negoziato con Alitalia e i suoi azionisti“. Secondo il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi, il vettore arabo sarebbe pronto ad investire grossomodo “600 milioni di euro, con un grande piano industriale che rilancia il sistema degli aeroporti italiani, quindi Fiumicino, Malpensa“.


Quali sono i prossimi passi? Dopo la lettera il Cda di Alitalia dovrà approvare le condizioni – e lo dovranno fare anche i suoi stakeholder – e dopo le due compagnie prepareranno la documentazione per completare l’operazione  naturalmente rispettando le regole dell’Unione Europea. Queste le parole degli attori dell’accordo. Per il governo Renzi parla il ministro dei Trasporti, secondo il quale “oggi è un giorno importante per Alitalia, direi decisivo per la nostra compagnia di bandiera di bandiera e per l’intero trasporto aereo italiano“.

Queste invece le parole del numero uno di Etihad, James Hogan: “Siamo lieti di poter andare avanti con questa operazione e confidiamo di raggiungere la positiva conclusione della transazione proposta ad Alitalia. Una partecipazione azionaria in Alitalia sarà utile non solo alle due compagnie“, “darà più scelta e maggiori opportunità di viaggio” da e per l’Italia.

Ed ecco il commento dell’amministratore delegato di Alitalia Gabriele Del Torchio: “questo investimento assicurerà una stabilità finanziaria ed è la conferma del ruolo chiave di Alitalia quale asset infrastrutturale strategico per lo sviluppo del settore dei viaggi e del turismo nel nostro Paese“.

Confermate le indiscrezioni sui termini dell’accordo. Le banche sarebbero pronte a riorganizzare i debiti a breve termine – in parte stralciandoli – per 400 milioni di euro. I sindacati avrebbero dato l’ok per tagli di organici dell’ordine di 2.500 unità. E ovviamente il governo avrebbe dato la propria disponibilità ad attivare gli ammortizzatori sociali per sostenere i tagli di personale.

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