Il settore bancario italiano è arrivato al punto limite: adesso è necessario che per adempiere alle richieste di ricapitalizzazione, gli istituti di credito si riorganizzino internamente. 

Partiamo dal caso esemplificativo, quello di UniCredit che deve affrontare una corposa riorganizzazione interna che dovrebbe portare all’identificazione di un bel numero di esuberi.

Un caso analogo è quello del gruppo Veneto Banca che è arrivato a definire gli esuberi e l’ha comunicato ai sindacati il 2 luglio scorso. In particolare l’azienda di Treviso Montebelluna, ha spiegato di dover recuperare la redditività. Per farlo ha pensato di razionalizzare i costi.

Non aumentare i rischi e i prodotti d’investimento ma tagliare le risorse, seguendo una tendenza tutta italiana di “fare economia” risparmiando sulle risorse umane. Le banche soffrono e non riescono a fare casa. Il panorama descritto però, non fa il paio con le stime semestrali.

I primi sei mesi del 2012, infatti, si chiudono con un etto che sfiora i 140 milioni di euro, così come previsto dal budget del gruppo. A questo punto non sono facilmente comprensibili ma bisogna prendere atto degli esuberi: ben 246 eccedenze di personale.

Risorse distribuite sul territorio tra direzione centrali, banche rete, direzioni territoriali e rete commerciale. A fronte di una previsione di apertura di nuovi sportelli, dunque, il gruppo Veneto Banca è “costretto” a chiudere tante filiali.