Il governo Renzi sembra seriamente intenzionato ad attivare tutte le misure necessarie per garantire la pensione a 32mila persone, ovvero gli ultimi esodati dai tempi della riforma Fornero.

In totale, con questa ottava salvaguardia, i lavoratori tutelati arriverebbero così a 172mila. Il ritardo riscontrato sarebbe da attribuirsi alla ricerca di risorse necessarie e all’effettivo conteggio degli aventi diretti, effettuata da ministero del Lavoro, dell’Economia e dall’Inps.

A settembre dunque le misure verranno inserite nel ddl di Cesare Damiano del Pd, presidente della Commissione Lavoro della Camera, che dovrebbe essere approvato prima della discussione della legge di Stabilità, o in alternativa modificato tramite emendamento.

A coprire l’intera operazione, del valore di 1,8 miliardi di euro, il fondo da 11,7 miliardi che serve anche per Opzione Donna. Damiano riferisce che gli esodati beneficiari della pensione saranno figure quali “macchinisti delle ferrovie, colf, lavoratori agricoli e persone collocate in mobilità a 36 mesi”.

Nel caso in cui non vengano apposte modifiche gli aventi diritti saranno coloro che entro il 2019 o a tre anni dalla fine della mobilità avranno raggiunto requisiti che incrociano contribuiti versati ed età anagrafica.

A pesare sulla possibilità vi sono però le discusse affermazioni del viceministro all’Economia Enrico Zanetti, che parlando di flessibilità e pensioni aveva impostato un ordine di priorità preoccupante: “Prima di tutto vengono le norme per aiutare il Paese a crescere e quindi bisogna evitare l’aumento dell’Iva e ridurre la pressione fiscale sul lavoro. Poi bisogna implementare misure di protezione sociale per chi non ha né lavoro né pensione. E, dopo anni di blocco, bisogna rinnovare i contratti del pubblico impiego. Poi, e sottolineo tre volte mi spiace, ma soltanto poi, si può pensare a misure redistributive per rendere più generoso il sistema previdenziale“.