Dall’inizio dell’anno, o meglio da quando il governo tecnico ha deciso di mettere le mani sulla riforma delle pensioni, si sente parlare sempre più spesso degli esodati, un gruppo di ex lavoratori e non ancora pensionati che paga le spese dell’innalzamento dell’età pensionabile. Nella nostra rubrica “Glossario”, oggi parliamo degli esodati un termine nuovo per la società italiana che dopo tanti anni ha dovuto fare i conti con una riforma delle pensioni. Tra le decisioni prese dal governo tecnico c’è stata quella di innalzare l’età pensionabile.

Ma chi sono in tutto questo giro gli esodati? Si tratta di lavoratori che hanno sottoscritto un accordo privato o collettivo con le loro aziende per uscire dal mercato del lavoro anticipatamente, con l’obbligo di pagare, qualche volta anche con il sostegno delle aziende, i contributi mancanti per maturare la pensione.

Con l’aumento dell’età pensionabile, gli esodati che vedevano il traguardo pensionistico all’orizzonte, si sono trovati senza lavoro, senza pensione e con un bel po’ di contributi da pagare ai fini pensionistici. Gli accordi sottoscritti, infatti, garantivano agli esodati una copertura per gli anni o per i mesi che prima della riforma mancavano per il pensionamento.

Facciamo un esempio: un lavoratore che abbia deciso di ritirarsi 5 mesi prima di aver raggiunto la quota, ha ricevuto dall’azienda un incentivo per pagare i contributi relativi a quei cinque mesi. Con l’innalzamento dell’età pensionabile, si scopre che il lavoratore deve aspettare non più 5 mesi ma magari 2 anni e 5 mesi per andare in pensione. Con che soldi paga i contributi del periodo in eccesso? Ecco l’origine di quello che è considerato un dramma moderno.