Della serie: era solo uno scherzo… Il ministero dell’Economia durante il question time in commissione Finanze alla Camera ha fatto una serie di precisazioni sul tema del pignoramento della prima casa da parte di Equitalia. L’ente di  riscossione dell’Agenzia delle Entrate può procedere all’espropriazioni se è stata avviata prima del  22 giugno – la data è quella in cui è entrato in vigore il cosidetto decreto del fare del defunto governo Letta. In pratica quindi un pignoramento effettuato il 21 giugno dell’anno passato sarebbe valido, mentre la stessa azione compiuta il giorno successivo non sarebbe più “valida”…

Lo stop a Equitalia varrebbe solo se l’immobile fosse l’unico di proprietà del debitore, se è destinato a sua abitazione principale e non è un’abitazione di lusso o ancora non rientra nelle categorie catastali A8 e A9 – ovvero i villini e le ville. Per gli immobili che non sono prima casa invece, Equitalia può procedere solo se il debito è superiore ai 120.000 euro, e solo dopo l’iscrizione di un’ipoteca e sono passati sei mesi da tale evento – e ovviamente il debito non è stato pagato.

Questa precisazione arriva dopo che Equitalia aveva emanato una direttiva il 1° luglio 2013 in cui spiegava che sul tema avrebbe sospeso le espropriazioni immobiliari in attesa di una risposta dagli “organi istituzionali”. Da rilevare poi che l’impignorabilità della casa di residenza vale solo per l’ente di riscossione pubblico. Il divieto non si può allargare – ad esempio – alla banca cui il debitore deve pagare il mutuo. E in caso di pignoramento da parte dell’istituto di credito, se il debitore avesse da liquidare qualcosa anche ad Equitalia, l’ente pubblico si potrebbe inserire in tale procedura…

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