Addio di Enel al nucleare francese. Il colosso elettrico italiano ha esercitato il diritto di recesso con EdF dal progetto in costruzione del reattore di Flamanville, in Normandia. Recesso che è stato esteso anche agli altri cinque impianti che avrebbero dovuto realizzarsi secondo l’accordo di collaborazione strategico siglato nel 2007 tra le due società. Il gruppo guidato da Fulvio Conti ha quindi venduto il 12,5% della joint venture e sarà rimborsato per circa 613 milioni di euro. Una cifra che permetterà ad Enel di avvicinarsi all’obiettivo 2012 di riduzione del debito promesso lla comunità finanziaria.

Oltre all’abbattimento del debito a spingere Enel ad esercitare il diritto di recesso anche i continui rialzi dei costi del progetto. Una settimana fa il gruppo transalpino aveva annunciato che l’impianto di Flamanville costerà 8,5 miliardi di euro, 2 miliardi in più rispetto alla stima precedente e circa il doppio rispetto al costo previsto inizialmente.

“Riteniamo che in questo momento ogni opzione di deleverage di Enel incrementi l’ipotesi di una politica di dividendi più generosa nei prossimi anni, nonché un miglioramento della bottom line su minori rinnovi del debito e un potenziale miglioramento del rating”, spiegano gli analisti di Equita.

Oltre al taglio del debito e al lievitare dei costi c’è un terzo fattore citato da Enel, ovvero il referendum del giugno 2011 in Italia che, come si legge nel comunicato, “ha impedito lo sviluppo dell’energia nucleare nel Paese riducendo la rilevanza strategica dell’intero accordo di collaborazione con EdF”.