Un Paese sotto la lente degli investitori internazionali con le elezioni politiche che assumono sempre più valenza finanziaria.
La tornata elettorale di domenica e lunedì potrebbero dare una nuova scossa ai mercati dei capitali: dopo 4 anni di crisi e rischi default, infatti, la stabilità politica dell’Italia sembra ormai preoccupare seriamente i maggiori investitori mondiali. È normale, dunque, che gli operatori cerchino di attingere ai sondaggi elettorali che in questi giorni di vigilia non possono essere resi noti, consci che dall’esito delle elezioni politiche italiane dipenderà molto della politica finanziaria del Paese. D’altra parte, fino ad oggi le reazioni delle Borse internazionali hanno perfettamente cavalcato gli atteggiamenti opposti adottati dai premier Berlusconi e Monti: al lassismo del primo è corrisposta un’ondata speculativa e di sfiducia verso il sistema Italia senza precedenti nella nostra storia; a seguito delle riforme intraprese dal secondo, e soltanto promesse dal suo predecessore, spread, aste e rendimenti dei titoli di Stato hanno invece fatto intravedere tiepidi segnali di recupero di credibilità del Belpaese in ambito internazionale. Le aspettative, ora, sono per la continuità legislativa sulla strada già imboccata e se dalle urne dovesse venir fuori una situazione di ingovernabilità, con conseguenti nuove incertezze sulle strategie economiche del nuovo governo, allora sarebbe l’aleatorietà a dominare la scena finanziaria, con spread Btp-Bund e rendimenti di Btp e Bot nuovamente sotto assedio e un ennesimo rinvio della tanto agognata ripresa. Non è un caso, dunque, che all’ultima asta di Btp con scadenza 2015 6 acquirenti su 10 fossero stranieri, rassicurati dalla garanzia di copertura della Bce sui titoli entro i 3 anni, mentre sulle emissioni a lunga scadenza gli investitori internazionali stiano ancora prendendo tempo, con i nuovi scandali che hanno investito alcuni dei colossi economici del Paese e una campagna elettorale ormai davvero ‘surreale’ a dargli piena ragione.