In virtù del fuso orario quando la borsa di Milano sta per chiudere a Wall Street si aprono le danze. Lunedì, il primo giorno dopo l’annuncio dell’agenzia Standard&Poor’s di togliere la tripla A agli Stati Uniti, i listini americani accusano il colpo.

Ci sono voluti 70 anni e l’indecisione politica dell’amministrazione Obama a lasciare di stucco l’America, spaventata dal taglio del rating disposto dall’agenzia S&P’s.

Il declassamento ha immediatamente innescato una serie di vendite che hanno prodotto un calo vertiginoso di tutti gli indici.

Soltanto in apertura il Dow Jones ha ceduto il 2,93 per cento, il Nasdq il 3,69% e l’S&P 500 ha perso il 2,49 per cento.

Non basta, l’agenzia di rating, dopo aver declassato i titoli americani ha inferto un duro colpo anche a due colossi parastatali che si occupano dei mutui e sono controllati dal governo federale: Fannie Mae e Freddie Mac.

In virtù dell’avvio critico della Borsa, Obama ha deciso di parlare alla nazione.

Intanto a Piazza Affari, dopo un bel lancio verso il +4,5 per cento, dovuto in gran parte alla decisione della BCE di acquistare titoli italiani e spagnoli, la borsa perde terreno ma i cali sono contenuti.

Molto peggio le borse del resto d’Europa che perdono dall’1,81% (Madrid) al 4,69% (Francoforte).