L’Economist con i suoi editoriali cerca sempre di dare uno sguardo di ampio respiro sulla situazione economica americana e globale. Adesso ci si interroga sulla definitiva uscita di scena dello spettro della crisi. L’Economist di questa settimana ha cercato di zoomare sul problema della crisi economica e sulle strategie messe in atto dai vari paesi per sopravvivere a questo contraccolpo finanziario. Sicuramente si deve prendere atto dei dati positivi che arrivano dagli Stati Uniti.

Negli States, infatti, le statistiche parlano chiaro: è iniziata la ripresa, l’occupazione torna a crescere, sono stati creati nuovi posti di lavoro stabilendo anche un record in questo senso. Non si vedeva una crescita simile dal 2006. Nel 2012 il Pil dovrebbe chiudere con un buon +2,5%.

E se in America si vedono dei barlumi di ripresa, la situazione secondo l’Economist è migliorata anche in Europa dove finalmente si è presa una decisione univoca sul debito greco e si è scongiurato il rischio di default che da mesi ossessionava il Vecchio Continente.

C’è però un po’ di timore per la situazione della penisola iberica dove sia Spagna che Portogallo sembrano attraversare un momento molto critico. In più c’è da valutare il rallentamento nella crescita delle economie emergenti e il fattore “elezioni” che potrebbe aver gonfiato un po’ le statistiche americane.

Per questo ci si chiede come l’Economist se la crisi sia davvero finita.