Mario Monti e il suo staff hanno annunciato fin da subito la volontà di ridurre le spese della politica, per questo hanno proposto ed ottenuto l’abolizione dei vitalizi ma sulla riduzione degli stipendi non va.Sembrava quasi un sogno quello vissuto da Monti quando il Parlamento ha accettato di buon grado la sospensione dei vitalizi. Un gesto simbolico per dimostrare che anche la politica fa dei “sacrifici”.

Poi è intervenuta la riforma delle pensioni che ha ridotto tutto al sistema retributivo. A quel punto anche i parlamentari, i consiglieri regionali, i sindaci e gli altri dipendenti pubblici prestati alla politica, hanno iniziato a farsi i conti in tasca.

Forse è anche per queste riflessioni contabili che è stato posto un freno all’entusiasmo fiscale di Monti. La norma del premier per Camera e Senato prevede la riduzione da gennaio delle indennità dei parlamentari.

Questa misura, secondo i nostri onorevoli, viola l’autonomia del Parlamento e per questo va riscritta e rivista. Da quel che si sa, gli stipendi dei nostri politici dovrebbero subire una riduzione da gennaio ma l’entità del taglio è ancora sconosciuta.

Qualcuno parla di tagliare 5000 euro ciascuno. Non una cifra una tantum ma una misura utile per adeguare gli stipendi dei nostri parlamentari e quelli dei colleghi europei. Tutto però è ancora da definire, viste le resistenze incontrate già nella commissione Affari Costituzionali della Camera.