La mafia, secondo quanto sentiamo dire da anni, crea posti di lavoro, fa girare l’economia, ha messo le mani su tanti traffici “leciti” per coprire altrettanti traffici illeciti e s’infiltra in qualsiasi ambiente. Per le imprese è un costo.

La Banca d’Italia in un recente studio raccontato dal vicedirettore, spiega quanto la mafia incide sul prodotto interno lordo del nostro paese. Anna Maria Tarantola riferisce che i costi della criminalità – diretti e indiretti – valgono l’1 per cento del PIL al Nord e il 2,6% del PIL nel Sud.

Per ottenere questi risultati sono stati applicati dei metodi di calcolo ad un rapporto non ancora disponibile ma già realizzato del Ministero dell’Interno. Sono praticamente presi in considerazione tutti i reali riconducibili ad una sorta di organizzazione criminale.

I costi sostenuti dalle imprese che vanno a finire nelle mani della mafia sono tripartiti: ci sono le spese di conseguenza, nel cui insieme rientrano il pizzo, la refurtiva e una serie di mancati guadagni legati al verificarsi di un delitto; poi ci sono le spese di anticipazione, assimilabili ad assicurazioni e sicurezza; infine le cosiddette spese di reazione tra cui il costo delle indagini e l’esecuzioni delle pene.

Queste spese incidono diversamente in base alla localizzazione geografica delle imprese ma hanno un peso più rilevante nel Mezzogiorno.