Nel Belpaese è boom per l’imprenditoria cinese.
Un universo che nel 2014, nonostante la crisi (o anche grazie ad essa), è cresciuto del 6,1%, contro il -1,6% italiano.
Il 60% degli imprenditori cinesi, secondo l’analisi della Cgia di Mestre, è concentrato in Lombardia (circa 14mila attività), Toscana (11.800), Veneto (8mila) e Emilia Romagna (6.800) e i settori maggiormente interessati sono il commercio, con quasi 24.050 attività (tante ambulanti), il manifatturiero, con oltre 18.200 imprese (quasi tutte nel comparto tessile, abbigliamento e calzature) e la ristorazione, alberghi e bar, con più di 13.700 attività.
In salita, continua l’analisi dell’associazione mestrina, anche il numero degli imprenditori cinesi attivi nel settore dei servizi alla persona, in particolare tra parrucchieri, estetiste e centri massaggi, +34% tra il 2012 e 2013 a quota 3.400 attività.
In generale, degli oltre 708mila imprenditori stranieri presenti in Italia, spiega il rapporto, oltre 72mila provengono dal Marocco, quasi 67.300 dalla Romania e più di 66mila, appunto, dalla Cina.

“Sebbene in alcune aree del Paese esistano delle sacche di illegalità che alimentano il lavoro nero e il mercato della contraffazione – ha commentato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – non dobbiamo dimenticare che i migranti cinesi si sono sempre contraddistinti per una forte vocazione alle attività di business. I cinesi, infatti, nel momento in cui lasciano il Paese d’origine, sono tra i migranti più abili nell’impiegare le reti etniche per realizzare il loro progetto migratorio che si realizza con l’apertura di un’attività economica”.
Se l’incidenza degli imprenditori stranieri sul totale dei residenti stranieri presenti in Italia è infatti del 14,4%, si legge nell’analisi dell’associazione delle Pmi italiane, quelli cinesi arrivano addirittura al 29,6%, oltre il doppio: su più di 223mila cinesi residenti in Italia, quindi, 66mila dirigono un’attività economica.
In calo, allo stesso tempo, il totale delle rimesse verso la Cina: sintomo, spiega il Centro studi della Cgia, che i nuovi imprenditori asiatici si legano maggiormente al territorio dove svolgono le loro attività economiche.