Quando parliamo di mercati emergenti, di paesi in via di sviluppo, di economie in crescita, ci vengono sempre in mente paesi come l’India che attualmente inizia a scricchiolare dal punto di vista economico ed il management ha già detto che è necessario correre ai ripari.

Alcune avvisaglie sulla condizione dell’India si erano già avute dal mercato dell’oro dove la domanda di questo metallo, da parte del Subcontinente per antonomasia, era calata notevolmente. Molti hanno attribuito questa riduzione di investimenti indiani nell’oro come una volontà di andare a cercare fortuna in altri lidi finanziari.

Al contrario, bisogna prendere atto del fatto che l’India è il primo dei paesi BRICS che secondo le agenzie di rating potrebbe perdere a breve l’investement-grade. Vuol dire che le agenzie di rating (che adesso hanno davvero tante grane da risolvere) non ritengono che l’India sia un buon paese per investire.

Anche il premier indiano Singh si è reso conto che qualcosa non va, tanto che durante i festeggiamenti del 66esimo anniversario dell’indipendenza, ha approfittato del suo discorso per dire che bisogna trovare degli strumenti per rafforzare l’economia e superare la crisi.

Rispetto agli altri paesi emergenti noti con l’acronimo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), l’India è quello più in difficoltà perché deve far fronte a inefficienza burocratica, corruzione e instabilità politica.