Con il decreto 16 settembre 2015 del ministro dell’Economia e delle finanze, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.223 del 25 settembre, arriva l’evoluzione del redditometro relativo agli accertamenti sui periodi d’imposta dal 2011 in poi. L’attuale versione del redditometro – vale per gli accertamenti a partire dal 2009 -, prevede prima un invito a comparire per spiegare i motivi di forti incoerenze tra reddito dichiarato e spese sostenute ed in seguito l’invio di un accertamento con adesione – ovvero di un accordo tra contribuente ed Agenzia delle Entrate per stabilire “accordo” tra contribuente e fisco per stabilire le imposte dovute.

Questi elementi non sono cambiati, mentre ora il decreto accoglie i rilievi del garante della Privacy ed elimina le spese medie Istat dal nuovo redditometro – e questo sia in fase di selezione dei contribuenti che in fase di contraddittorio. La quota di risparmio invece può essere utilizzata per arrivare alla quantificazione sintetica del reddito, ma solo se non utilizzata per consumi e investimenti. Restano invece le spese per elementi certi, ovvero le spese a derivazione statistica legate al possesso di un auto o di una casa, così come lo scostamento superiore al 20% tra reddito dichiarato e quello accertabile.

L’obiettivo è quello di superare le criticità emerse negli ultimi anni e la riduzione degli accertamenti sintetici rilevato dalla Corte dei Conti: nell’ultimo anno sono stati poco più di 11.000, siamo al -48,5% rispetto al 2013 (il calo è ancora più ampio se si prende a riferimento il 2011, perché si arriva ad un -69,4%).