Il commercio online è in crescita, sempre più utenti approfittano dei coupon di offerte in rete per aggiudicarsi il prodotto più conveniente. I maniaci dello shopping digitale si scaricano anche delle app dedicate alla ricerca della convenienza.

Comprare online conviene. Mettere delle proprietà in vendita online può essere un’esperienza nuova e anche ben remunerata, ma in alcuni casi il Fisco prevede di tassare queste transazioni.

Quando la vendita online da pura passione diventa business e per questo diventa sottoposta alla tassazione in vigore in Italia? Una risposta è data da un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate.

Sul sito dell’Erario si spiega che quando l’attività di intermediazione che si fa sui portali di compravendita online, diventa un’attività d’impresa quando il numero delle transazioni è rilevante. In questo caso, benché la definizione di “rilevanza” sia meritevole di approfondimento, i proventi del commercio elettronico diventano redditi d’impresa e non redditi diversi.

E questo accade anche se manca un’organizzazione dedicata all’attività di intermediazione. Per arrivare a questa definizione, molti contribuenti sono stati invitati dall’Erario al contradditorio.

La conclusione è stata che se l’attività di vendita online non è esclusiva ma risulta abituale, è un reddito da sottoporre al pagamento delle imposte dirette. Va da sè che più della definizione di venditore privato è importante quella di attività non abituale.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, tutta la storia.