Se giovedì prossimo la Bce decidesse di acquistare bond a tre anni, non violerebbe alcun mandato. Parola di Mario Draghi, che ieri, durante l’audizione a porte chiuse davanti al parlamento europeo, avrebbe specificato che l’acquisto di titoli sovrani a tre anni è una mossa di troppo breve durata per equivalere ad un finanziamento monetario agli Stati nazionali, per il quale la Bce non ha mandato.
No invece anche da parte del presidente dell’Eurotower all’ipotesi di un mandato bancario da attribuire al fondo di salvataggio ESM che, quello sì, equivarrebbe a finanziare gli Stati. Ma per il resto, il Governatore avrebbe espressamente sottolineato che la Bce non solo “può” intervenire sui mercati finanziari ma ne ha quasi l’obbligo, “la responsabilità”, quando si tratta di difendere la zona euro sia garantendo la stabilità finanziaria, sia riducendo le differenze di liquidità tra Paese e Paese.
Mario Draghi, insieme al presidente del consiglio europeo Van Rompuy, al capo dell’Eurogruppo Jean-Claude Junker e al presidente della Commissione europea Barroso sta lavorando alla costituzione dell’unione bancaria europea, primo passo verso una sempre maggiore unità europea dal punto di vista bancario, di bilancio, economico e politico. L’unione bancaria, secondo quanto dichiarato da Barroso alla stampa austriaca, è possibile già dall’anno prossimo. Il primo passo si compirà il 12 settembre, quando verrà presentata una proposta per l’organo europeo di supervisione bancaria. A metà ottobre sarà prodotta una bozza sulla riforma dell’Unione europea da sottoporre ai 17 governi dell’area euro: per dicembre se ne dovrebbe già avere la versione definitiva.