“La disoccupazione è troppo alta e questo minaccia la coesione sociale e la stessa tenuta dell’area dell’euro. Un elevato livello di occupazione in ogni Paese è essenziale per la coesione a lungo termine dell’area dell’euro. Dati i costi molto elevati, poiché la coesione dell’Unione è minacciata, tutti i paesi dovrebbero avere un interesse nel raggiungimento di questo obiettivo”, così il presidente della Bce, Mario Draghi, a Jackson Hole, negli Stati Uniti, alla riunione dei banchieri centrali.

Poco prima Janet Yellen, numero uno della Fed, aveva annunciato nel suo intervento che un possibile aumento dei tassi era ipotizzabile ma a tenere la scena è il suo omologo europeo che ha invocato riforme strutturali da parte dei governi nell’area Ue contro la disoccupazione, “La disoccupazione strutturale era già alta nell’area euro prima della crisi e le riforme strutturali nazionali per affrontare questo problema non possono più essere ritardate”, sui dati economici quello che vede il numero uno della Bce non è bello, “I dati più recenti sul Pil confermano che la ripresa nell’area euro resta debole in modo uniforme: l’incertezza sulla ripresa sta pesando sugli investimenti e sulla velocità a cui i lavoratori vengono assunti”.

Sul tema del lavoro per Draghi: “Due tipi di misure per il mercato del lavoro sono una priorità: quelle che aiutano i lavoratori ad accedere rapidamente a nuove opportunità di lavoro riducendo la durata della disoccupazione e in secondo luogo, quelle che fanno aumentare la competenza dei lavoratori”. Serve per il presidente della Bce una “combinazione di politiche che mettono insieme misure monetarie, fiscali e strutturali, il che richiede una strategia coerente a livello europeo e nazionale. Questo consentirà ad ogni membro dell’Unione di raggiungere un sostenibile livello di occupazione elevato”.

Mario Draghi annuncia anche che la Bce interverrà anche con misure “non convenzionali” per il mantenimento delle aspettative di inflazione nel medio e lungo termine ma ha comunque ribadito che sono gli stati che devono fare le riforme.