Mario Draghi ha presieduto il consiglio direttivo della Banca Centrale Europea dove si è scelto di abbassare il tasso di riferimento dell’area euro di 25 punti base portandolo al minimo storico di 0,75%, abbondantemente sotto la soglia dell’un per cento. 

La decisione di Draghi di abbassare il tasso di riferimento dell’area euro portandolo allo 0,75% si accompagna con un’ampia considerazione della situazione economica dell’UE. La decisione della banca centrale europea, in più, arriva nel momento in cui sia la Bank of England, sia la Banca della Cina, hanno iniziato un piano di espansione economica.

Il discorso di Draghi dopo l’annuncio della decisione sui tassi, però, non è stato del tutto ben augurante visto che sembra che l’economia europea sia caratterizzata in questo momento da elevati livelli d’incertezza e da una debolezza che stanno minando la fiducia dei cittadini consumatori.

Rispetto a un mese fa la situazione è addirittura peggiorata, ma Draghi avverte: non siamo ancora ai livelli del 2008, quando davvero l’orizzonte era nero. L’unica cosa è che c’è un indebolimento della crescita dell’area euro ed ora sembrano affaticarsi anche i paesi che fino a questo momento continuavano a crescere.

C’è una stabilizzazione, non una caduta. Con queste parole, Mario Draghi, ha provato a rassicurare gli investitori e spronare i politici, ma ha specificato che la BCE non può indirizzare i fondi concessi alle banche verso aziende e categorie di risparmiatori specifici. Qualcosa in questo senso deve essere fatto dalle banche.