Per Mario Draghi la crisi del debito sovrano Ue non è una diretta conseguenza di quella dei mutui Usa ma il frutto delle “politiche insoddisfacenti” che alcuni Stati stavano portando avanti in quel dato periodo storico. Stesso discorso, sottolinea il presidente della Bce a chiusura del meeting di Francoforte tenutosi ieri 8 novembre, vale per gli attacchi speculativi che infieriscono sugli spread che i Paesi sotto assedio stanno pagando in questi anni di crisi, anch’essi conseguenza di “errori politici compiuti in passato che ora vanno corretti”. Il numero uno dell’Eurotower, riprendendo i dati previsionali d’autunno resi noti dalla Commissione Ue, ricorda come l’economia del Vecchio Continente stenti a ripartire e rinnova l’impegno della Bce a sostenere la ripresa.

Riforme strutturali. Le stime Ue d’autunno confermano la recessione e “non segnalano miglioramenti fino alla fine dell’anno”, anche se sembra avvertirsi una ripresa della fiducia nei mercati a seguito del piano antispread voluto dalla Bce. ”Alcuni esempi sono il ritorno dei flussi dal resto del mondo, in particolar modo dai fondi money market degli Usa, un travaso dei prestiti dall’unsecured al secured, un lieve aumento delle emissioni di obbligazioni da parte delle aziende e limitati collocamenti di bond denominati in dollari da parte di istituzioni europee”, ha spiegato Draghi durante la conferenza stampa tenutasi ieri a margine dei lavori di Francoforte.
Per stimolare l’occupazione è necessario, ora, che tutti diano luogo a riforme strutturali sull’esempio di quei Paesi che hanno fatto notevoli passi avanti mirando ad una crescita sostenibile ed evitando il collasso dell’Ue, perché se “visibili progressi sono stati fatti per correggere i costi unitari del lavoro”, “occorre garantire ulteriori misure per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro e la mobilità” di fronte ad una disoccupazione “deplorevolmente elevata”.

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