Il divario di genere nel mondo del lavoro italiano è ancora troppo forte e vanno rimose le cause che ne stanno alle radici. E’ questo in sintesti il messaggio contenuto nell’intervento di apertura del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, al convegno “Le donne e l’economia italiana”. Di seguito riportiamo alcuni stralci dell’intervento.

L’intervento di Ignazio Visco

Occorre ricercare le ragioni, e rimuoverle, per le quali è così bassa l’occupazione in parti importanti del nostro territorio, tra i giovani, tra le donne. Nel Mezzogiorno il tasso di occupazione è pari al 44 per cento della popolazione tra 15 e 64 anni: vi sono occupati meno di un giovane su quattro e solo tre donne 4 su 10. Nel Centro-Nord, dove il tasso di occupazione femminile è più elevato (55 per cento), il divario con il tasso maschile è di circa 18 punti percentuali. I fattori alla base di una partecipazione al mercato del lavoro così strutturalmente bassa sono oggetto di molte analisi, spesso condivise.

Bisogna operare per rimuoverli, anche se in qualche caso ciò significa contrastare rendite di posizione o interessi particolari. Bisogna avere la  consapevolezza, però, che ne va del nostro futuro. Un migliore funzionamento del mercato del lavoro, con la capacità di accompagnare e non con la volontà di resistere al cambiamento – nelle tecnologie, nelle produzioni, nell’apertura dei mercati, nell’organizzazione delle imprese – va di pari passo con mutamenti profondi nella struttura economica e produttiva, dalla dimensione delle imprese manifatturiere alla concorrenza e all’efficienza dei servizi, dalla gestione aziendale all’apertura all’innovazione e alla ricerca, dall’investimento in infrastrutture, in gran parte immateriali come la scuola e la giustizia, alla costituzione di un ambiente complessivo favorevole allo sviluppo economico e all’affermazione di valori fondamentali sul piano del senso civico e del rispetto delle regole.

I ritardi nei confronti degli altri paesi e all’interno del paese possono, e devono, anche rappresentare opportunità da raccogliere per valorizzare il merito e l’impegno di chi ha un’occupazione – a volte poco tutelata o male retribuita – come di chi è ai margini del mercato del lavoro, e a volte della società. Oltre due milioni di giovani oggi nel nostro paese non studiano, non lavorano e non partecipano a un’attività formativa; di essi 1,2 milioni sono donne. E le donne sono la maggioranza sia tra coloro che, pur disponibili a lavorare, non cercano attivamente un’opportunità di impiego perché ritengono di non avere sufficienti probabilità di trovarlo, sia tra coloro che sono attivamente alla ricerca di un’occupazione. Recuperare i divari rispetto alla partecipazione al mercato del lavoro femminile, alla mancata valorizzazione di queste competenze, trasformare una grave debolezza in una straordinaria opportunità è un obiettivo che non possiamo non porci. Dalla strategia di Lisbona ad oggi è una delle aree da cui – non solo, ma soprattutto, in Italia – ci dobbiamo aspettare un contributo potenzialmente rilevante per la crescita economica e civile.