Stretto tra chi pensa che alla fine il Pd ed il Pdl troveranno un accordo per continuare l’esperienza delle larghe intese, e quelli che invece pensano che mercoledì prossimo salterà tutto, il governo Letta sta definendo la cosiddetta ”Agenda per la crescita“ che dovrebbe finire nell’aggiornamento del Documento di economia e finanza.

Uno spazio rilevante dovrebbe essere dato al lavoro ed alle imprese – viste anche le proposte congiunte di Confindustria e sindacati… Le mosse sono già note da tempo: prima di tutto taglio del cuneo fiscale, ma anche razionalizzazione della spesa pubblica e interventi anche sull’efficienza della pubblica amministrazione. Un occhio pure al debito pubblico, che raggiungerà il 132,2% del Pil e che dovrà essere portato “su una traiettoria stabilmente in discesa”.

La priorità numero uno, come abbiamo detto, riguarda la riduzione della pressione fiscale su imprese e lavoro. Un obiettivo da mantenere nel tempo.  E tutto rispettando il limite del 3% imposto dall’Unione Europea. Il governo considera che, dopo aver raggiunto l’obiettivo di contrarre la spesa prima dell’1,8% – che rappresenta per loro una “decisa contrazione”, gli spazi di manovra in termini di spending review sembrano limitati.

Facile quindi immaginare che il governo Letta (sempre che duri) cerchi di far tornare i conti con la riforma del Catasto (che dovrebbe far pagare di più a chi oggi paga tasse sulla casa risibili nonostante abbia case di lusso) e una revisione nell’applicazione dell’Iva – prevedendo ad esempio di spostare qualche bene dalle aliquote ridotte a quelle ordinarie.

Si precisa che la nuova Service Tax “manterrà la parte di imposizione sull’immobile e in più avrà una componente diretta a tassare i servizi indivisibili e la gestione dei rifiuti” – e dovrà essere pure più “equa”. Il documento fissa tra le priorità anche quella di cambiare il sistema elettorale…

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