In Italia ogni 4 minuti una coppia si separa o divorzia, nell’86.4% dei casi lo fa in maniera consensuale. Ottima scelta, almeno dal punto di vista economico, perché costa in media solo 3.300 euro contro gli oltre 23mila del divorzio giudiziario. Ma, se proprio l’amore è finito, c’è una scelta ancora più vantaggiosa, ovvero divorziare in comune: dire addio al proprio partner davanti al sindaco, come previsto dalla riforma del 2014 sul cosiddetto divorzio breve, costa soltanto 16 euro. C’è un rovescio della medaglia, naturalmente: i tempi possono essere molto più lunghi.

A un anno e mezzo di distanza dall’introduzione delle nuove norme, il ministero della Giustizia fornisce i dati sulle richieste presentate dai cittadini e soprattutto sui tempi che richiede separarsi o divorziarsi attraverso queste nuove modalità. E si scopre che per accomiatarsi in questa maniera può richiedere oltre un anno di tempo: e questo solo per ciò che riguarda il primo appuntamento in comune, a cui poi deve far seguito un secondo incontro a distanza di 30 giorni. Tempistiche decisamente più lunghe di quelle richieste da un tradizionale divorzio consensuale in tribunale, che in media non porta via più di tre mesi.

La ragione è molto semplice: i comuni non hanno sufficienti risorse per portare avanti anche questo servizio. La situazione, ovviamente, varia da città a città: a Padova ci vogliono dai 3 ai 6 mesi, a Milano e Torino almeno 6 mesi, a Roma soltanto 2, mentre a Napoli e Brescia servono soltanto poche settimane. Ma il vero guaio è che queste tempistiche sono destinate a dilatarsi ulteriormente: secondo le stime ufficiali, le separazioni dovrebbero rapidamente passare dalle 1.600 attuali alle oltre 2.000, mentre i divorzi raggiungeranno entro dicembre quota 3.800, contro i 2.500 attuali.