A febbraio il tasso di disoccupazione ha toccato la quota record del 13%, mentre tra i giovani ha superato la soglia del 42%.
Il numero dei disoccupati, rileva l’Istat, è arrivato a 3 milioni e 307mila, 8mila unità più di gennaio (+0,2%) e 272mila in più su base annua (+9%): si tratta del dato più alto sia dall’inizio delle serie mensili (gennaio 2004), sia dall’inizio di quelle trimestrali, partite nel primo trimestre del 1977.
Lieve flessione (-0,1%) per il tasso di disoccupazione giovanile (42,3%) dal record fatto registrare a gennaio, ma su base annua la situazione dei giovani italiani è decisamente peggiorata (+3,6% su febbraio 2013): i cittadini in cerca di un’occupazione tra i 15 e i 24 anni, evidenzia il bollettino Istat, sono ormai 678mila, mentre quelli occupati sono 923 mila, in calo dell’1,4% su gennaio e del 10,4% su base annua (-107mila ragazzi a lavoro).

Il tasso d’occupazione calcolato sui dati provvisori di febbraio, continua il comunicato, è sceso al 55,2%, il dato più basso dal primo trimestre 2000, mentre il numero degli occupati, 22 milioni e 216mila, è risultato il più basso da quasi undici anni (il primo trimestre 2003 il dato peggiore più recente).
Gli inattivi (vale a dire coloro che non lavorano e né cercano un impiego) tra i 15 e i 64 anni, infine, sono rimasti a quota 14 milioni e 363mila: il tasso di inattività, pari al 36,4%, non ha infatti subito variazioni su gennaio, mentre è aumentato dello 0,1% su base annua.

Renzi: correre e più flessibilità. Il dato diffuso dall’Istat è “sconvolgente – ha dichiarato il premier italiano Matteo Renzi da Londra, in visita al primo ministro britannico David Cameron -. Perdiamo mille posti di lavoro al giorno e, anche se ci sono segnali di ripresa, non è ancora sufficiente”.
Sono convinto che l’Italia può ripartire – ha aggiunto Renzi –, però c’è bisogno di correre e di non perdere neanche un minuto”.
Noi abbiamo un sistema che manca di flessibilità” e così abbiamo “visto crescere la disoccupazione nonostante che le regole fatte avrebbero dovuto migliorare il quadro. La ricetta di questi anni – ha concluso – è stata sbagliata”.

Visco: rapporti di lungo termine. Per il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, la flessibilità deve però essere “non inutile”.
Imprese e lavoratori, ha spiegato Visco, hanno interesse a mettere in piedi rapporti di lavoro a lungo termine, dunque sarebbe giusto parlare “di rapporti, non di contratti”, perché “un rapporto di più lungo termine è importante”.