La Cgil, insieme alla fondazione Di Vittorio, ha appena diffuso un’analisi sui dati dell’occupazione italiana, resi noti all’inizio del mese dall’Istat. L’organizzazione sindacale si è soffermata in particolare sugli “effetti collaterali” della disoccupazione (arrivata all’11,2% nell’ultimo trimestre del 2012). Innanzitutto il tasso d’inattività, cioè la percentuale, sul totale di chi è in età lavorativa, degli indiviui non occupati che non studiano e non cercano lavoro. Per l’Italia si tratta del 36,4%.

Anche la qualità dell’occupazione risente della crisi generale. Analizzando modalità contrattuali e orari di lavoro, emerge che negli ultimi quattro anni il lavoro dipendente a tempo indeterminato ha perso più di un milione di unità, mentre dal 2010 sale rapidamente quello temporaneo. La Cgil rileva che nel 2012 circa l’80% delle nuove assunzioni è temporanea; di queste, un altro 80% ha una durata inferiore a un anno.

Il sindacato stima che, comprendendo precari, part time involontari, disoccupati, scoraggiati e cassintegrati, in Italia ci siano circa 9 milioni di persone in difficoltà col lavoro.

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