Cifre da brivido quelle che escono dal rapporto Global Employment Trends 2014 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo): nell’anno appena finito i disoccupati nel mondo sono aumentati di cinque milioni di unità. Se dall’Italia allarghiamo lo sguardo al resto del globo scopriamo una malattia comune, i più colpiti sono i più giovani, ovvero chi è tra i 15 ed i 24 anni di età: sono complessivamente 74,5 milioni (in aumento di un milione rispetto al 2012).

Il tasso di disoccupazione giovanile globale è del 13,1%, e rappresenta quasi il triplo del tasso di disoccupazione tra gli adulti. Anche a livello mondiale si registra l’aumento dei ‘Neet‘ – si tratta dei giovani che non studiano e non lavorano -: in alcuni paesi rappresentano quasi il 25% della popolazione tra i 15 e i 29 anni.

L’Ilo accusa apertamente le politiche di austerità – e in particolare su quelli dell’Eurozona – che hanno avuto l’effetto di non ridurre il debito, e contemporaneamente di deprimere la domanda aggregata, con pessime conseguenze sull’occupazione globale. Molto meglio le politiche fiscali espansive attuate in Giappone, nel quale per di più il rapporto tra il debito ed il Pil non è aumentato ad un ritmo maggiore rispetto al passato.

Per l’Ilo, politiche macroeconomiche espansive ed un aumento dei redditi da lavoro permetterebbe di modificare in senso positivo il futuro del mercato del lavoro. L’Organizzazione internazionale arriva a fare delle cifre: +6,1 milioni di posti di lavoro in più per i paesi del G20 entro il 2020, e contemporaneamente si raggiungerebbero anche risultati positivi in termini di riduzione del debito…

L’Ilo prospetta pessimi dati per la disoccupazione italiana anche per il futuro: si va dal 12,2% del 2013, al 12,6% del 2014, per arrivare al 12,7% nel 2015 e nel 2016. E come già sappiamo, i più colpiti sarebbero gli adulti di età compresa tra i 25 ed i 34 anni, “a meno che le autorità non assumano iniziative decisive per espandere i loro sforzi anche per l’inclusione dei giovani adulti“.

L’Italia è anche settima tra i 40 paesi presi in considerazione, per numero di Neet: arriviamo cioè dopo Turchia, Macedonia, Israele, Messico, Bulgaria e Spagna. Il tasso supera il 25%, contro il 20% del 2007. L’unica economia sviluppata che dovrebbe registrare un “sostanziale calo del tasso di disoccupazione” sono gli Stati Uniti. Germania, Giappone e Canada, registrerebbero “solo piccoli miglioramenti“.

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