In settimana sono usciti i soliti drammatici dati sulla disoccupazione dell’Istat: siamo arrivati al 13%. E se consideriamo i 15-24enni il quadro è ancora peggiore: il 42,3% è senza lavoro.


Si tratta dei valori più elevati dal 1977, ovvero da quando sono iniziate le serie storiche trimestrali ed annuali. I commenti sul tema si sono sprecati. Nessuno però ha detto che questi dati sottostimano la realtà.

JP Morgan ha coperto questa lacuna nella sua “Economic Research Note” del 24 marzo. Le statistiche ufficiali considerano disoccupato chi non lavora e:

- è disposto a lavorare;

- ed ha compiuto almeno un’azione di ricerca di lavoro nel mese precedente la rilevazione dell’istituto di statistica.

In altre parole, il tasso di disoccupazione non include gli scoraggiati (quelli che sono disposti a lavorare ma non cercano un impiego), ed i lavoratori in Cassa integrazione. A partire da questo dato di fatto, JP Morgan ha ricalcolato il tasso di disoccupazione “aggiustato”.

I dati ricalcolati mostrano che la Spagna va peggio di noi, mentre il Portogallo si trova in una situazione molto simile alla nostra. In ogni caso le differenze tra il nostro paese e gli altri due si assottigliano perché ci sono più scoraggiati in Italia: siamo all’11,2%, contro il 3,6% della Spagna e l’1,4% del Portogallo.

Il risultato finale è che la disoccupazione reale italiana sarebbe pari al 24%. E la situazione occupazionale in Italia tarda a migliorare. In Portogallo e Spagna tra gennaio 2013 e febbraio 2014 il tasso di disoccupazione è sceso del 2,2 e dello 0,7%. in Italia nello stesso periodo è salito dell’1,1%.

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