Questa è la seconda parte dell’intervista che Oscar Giannino  mi ha concesso giovedì scorso ad Asti prima di un incontro pubblico (la prima parte dell’intervista la potete trovare in Uscire dalla crisi: la ricetta di Oscar Giannino).

Almeno a parole, il governo Letta ha messo al centro della sua azione il lavoro. Cosa dovrebbe fare per essere veramente efficace? 

Torno su quello che ho già detto. L’Italia deve ridurre il suo cuneo fiscale per aiutare il lavoro. Se ai contributi che devono pagare i lavori e le imprese aggiungiamo il peso delle imposte – come l’Irap che non troviamo in un nessun altro paese europeo – arriviamo al 53,5% della busta paga lorda. Peggio di noi fa solo il Belgio, con il suo 55%.

Bisogna poi considerare che sia il governo Monti - con l’intervento sul lavoro dell’ex-ministro Fornero – che quello Letta si sono sempre concentrati sulla trasformazione dei contratti di lavoro a termine in contratti a  tempo indeterminato. Con quale risultato? E’ sotto gli occhi di tutti: il numero dei rapporti atipici si è ridotto con il risultato di produrre nuova disoccupazione. Ora il governo Letta sembra aver capito la lezione, e potrebbe seguire l’esempio della Germania a metà degli anni duemila, e della Spagna del governo Rajoy: bisogna facilitare anche la creazione di rapporti di lavoro a tempo determinato. Per questo bisogna abbassare radicalmente la pretesa contributiva – in particolare per chi emerge dal nero. E bisogna incentivare i lavori autonomi – e non alzare i contributi su questo tipo di lavori come abbiamo fatto noi.

Se Berlusconi staccasse la spina al governo Letta per l’economia sarebe meglio l’incertezza del voto o tentare con un Letta bis?

I mercati non sono preoccupati da nuove elezioni, quanto dall’elevata probabilità che queste portino ad una nuova situazione di impasse, visto che il Porcellum non da maggioranze stabili in entrambi i rami del Parlamento. Non ha alcun senso tornare a votare con una legge simile. Bisognerebbe poi considerare che una sfiducia al governo Letta porterebbe con ogni probabilità ad una legge di stabilità scritta sotto la dettatura dell’Unione Europea.

Cosa manca all’azione del governo per essere efficace?

Per essere efficace manca un’intesa. La Grande Coalizione in Germania funzionò perché i due maggiori partiti – la Spd e la Cdu – erano convinti che la Germania andasse messa apposto sui conti pubblici e sulla produttività. Si sono messi assieme e hanno detto, è impopolare farlo, condividiamo l’impopolarità. Da noi il Pd e il Pdl non condividono nulla e dicono alla loro base elettorale “al più presto andiamo al voto”. Io sono molto scettico che il governo – non per colpa di Enrico Letta – possa fare quello che è necessario fare.

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