Il progetto Ue Garanzia Giovani deliberato in febbraio dal Consiglio europeo su proposta della Commissione è destinato ai giovani under 25 (limite che si sta cercando di portare a 29) disoccupati o inattivi, neo-diplomati o laureati da almeno 4 mesi residenti nei territori dove il tasso di disoccupazione giovanile (18-29 anni nelle rilevazioni statistiche nazionali ed europee) supera il 25%.
Sulla base dei dati ufficiali Istat al 31 dicembre 2012, l’Italia dovrebbe beneficiarne tutta ad esclusione del Veneto e delle province autonome di Trento e Bolzano, anche se il perdurare della crisi sta indebolendo la tenuta dell’occupazione anche in alcuni siti di queste aree.

Le zone dove la piaga della disoccupazione giovanile è maggiore, dai dati dell’istituto di statistica nazionale, sono, nell’ordine e dividendo l’analisi per Regioni, la Sicilia, dove il popolo degli under 29 senza un’occupazione a fine 2012 risultava il 41,67%, seguita, su questo tristissimo podio, da Calabria (40,26%) e Campania (40,06%).
Quarta, a conferma di quanto sia disastrosa la situazione nel Sud e nelle Isole, la Basilicata, con il 36,49% dei giovani inattivi, seguita a ruota dalla Sardegna (36,27%), con dietro il Molise (33,51%), la Puglia (32,38%) e il Lazio (con il 28,01%).
Alla lista, considerando la sola popolazione femminile, si aggiungono Abruzzo, dove le ragazze senza lavoro arrivano al 29,35% della popolazione in età attiva, e Umbria (28,6% al 31 dicembre).
Dati aggravati inoltre da un’altra dura realtà, uno dei motivi della scelta della  Commissione Ue di ricorrere al programma Garanzia Giovani: gran parte degli inoccupati né continua a studiare, né intraprende corsi di formazione professionale (i cosiddetti NEET), e le fasce più deboli, per formazione scolastica o ostacoli dovuti a condizioni fisiche, restano sempre più confinati in una sorta di limbo del mercato del lavoro.