La disoccupazione e le difficoltà economiche dell’Europa e degli Stati Uniti sono al centro del dibattito degli economisti, ma non si può sempre puntare il dito contro il nostro paese considerato ormai da troppo tempo come l’anello debole dell’UE. Proviamo a spiegare il concetto con l’Economist. 

Se a parlare di occupazione sono i soliti giornali italiani ed europei, si può concludere facilmente che sono faziosi, che vogliono mettere in cattiva luce l’operato del governo Berlusconi prima e del governo tecnico poi. Ma se di disoccupazione parla l’Economist, allora c’è da fidarsi. In passato questa rivista non è stata clemente con l’Italia.

L’Economist, dunque, il primo maggio, in coincidenza con la festa dei lavoratori e con la pubblicazione dei dati sull’occupazione da parte dell’Istat, ha pubblicato il suo report. Si tratta di un grafico che illustra la situazione occupazionale nei quindici paesi dell’Ue e negli Stati Uniti, prima e dopo la crisi economica.

Nel nostro paese si deve prendere atto dell’incremento della disoccupazione giovanile che nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni è salita al 35,9 per cento. Ma considerata la media europea in questione, l’Italia se la cava fin troppo bene.

E’ al di sotto della media UE e soprattutto non ha raggiunto i livelli preoccupanti della Spagna e della Grecia. In quest’ultimo paese, per esempio, la percentuale dei disoccupati si è triplicata in cinque anni.