I dati sono in linea con quanto anticipato qualche giorno fa dal presidente dell’Istat Antonio Golini. Ora però hanno i caratteri dell’ufficialità. L’anno in corso si dovrebbe chiudere con un Pil in calo dell’1,8%, mentre nel 2014 il Pil dovrebbe ritornare in territorio positivo – ma solo dello 0,7% (mentre il Documento di Economia e Finanza aggiornato in settembre, prevedeva un calo dell’1,7% per il 2013 e una crescita dell’1% per il 2014).

Secondo l’Istat, “nel 2014 la crescita del Pil sarebbe sostenuta sia dalla domanda interna al netto delle scorte (+0,4 punti percentuali) sia dalla domanda estera netta (+0,2 punti percentuali). Anche la variazione delle scorte sosterrebbe la crescita seppur in misura contenuta (+0,1 punti percentuali)”. Sul dato presente invece pesa la contrazione del 2,4% della spesa delle famiglie, mentre “nonostante il permanere delle difficoltà sul mercato del lavoro e la debolezza dei redditi nominali, nel 2014, la spesa dei consumatori è prevista crescere moderatamente (+0,2%)”.

A fine 2013 si prevedono investimenti fissi lordi in calo del 5,5%, contro il +2,2% del 2014. “A causa del ritardo con il quale il mercato del lavoro segue le evoluzioni dell’economia” è prevista una disoccupazione ancora in aumento: 12,4%. Come dice anche il nostro istituto statistico, si tratta di stime: se l’economia mondiale andrà meglio o peggio del previsto , ci saranno influssi sul nostro Pil, e lo stesso vale per altri parametri, come l’incertezza politica.

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