Entro il 30 giugno 2020 i telespettatori dovranno cambiare televisore o almeno comprare un decoder esterno e collegarlo al proprio apparecchio tv – sempre che vogliono continuare a vedere il digitale terrestre. La notizia viene da Repubblica, come questo passaggio sia legato al recepimento di una proposta di decisione della Commissione Europea che richiederebbe il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (il DVB-T2) entro il 2022. Peccato che il parlamento italiano abbia l’intenzione di anticipare la scadenza al 30 giugno 2020.

L’obiettivo di questa misura è quello di mettere ordine nell’etere e di liberare un gruppo di frequenze la banda 700 , attualmente occupata dalle emittenti tv, per destinarla alle società di telecomunicazioni, che la useranno per offrire collegamenti Internet ultraveloci (4G e 5G) soprattutto per tablet e smartphone. Il passaggio al digitale terrestre di seconda generazione produrrà un aumento di costi per tutti. Per le famiglie si potrà spendere per una piccola tv di 22 pollici dai 140 ai 165 euro, mentre un decoder costerà dai 30 ai 446 euro. C’è da aggiungere che questi apparecchi di seconda generazione saranno i soli a poter essere fabbricati – da luglio 2016 – e gli unici a poter essere venduti – da gennaio 2017.

A pagare saranno anche le imprese – che saranno costrette ad investire per cambiare la tecnica di trasmissione -, e anche lo Stato. Le sei reti nazionali che oggi occupano la banda 700 hanno una concessione fino al 2032 e quindi con ogni probabilità chiederanno un corposo risarcimento. Lo Stato, a sua volta, dovrà mettere all’asta le frequenze. In Francia con una gara simile ha ottenuto 2,79 miliardi di euro da quattro operatori delle telecomuncazioni, mentre la Germania ha sfondato quota 5 miliardi di euro. E pensare che il digitale terrestre di prima generazione (DVB-T) potrebbe anche non essere abbandonato: basterebbe adottare la standard Mpeg-4 (più forte dell’Mpeg-2 oggi in uso).