Investire in tecnologia può offrire agli investitori un ottimo rapporto rischio/rendimento. Ne è convinto Stuart O’Gorman, Director of Technology di Henderson Global Investors, che a sostegno della sua tesi fornisce 10 motivazioni. Le riportiamo di seguito. 

1. La legge di Moore – una guida per la tecnologia

Secondo la legge di Moore, il numero dei transistor che possono essere inseriti in un circuito integrato senza investimenti aggiuntivi raddoppia ogni 18 mesi/ 2 anni al massimo. Più semplicemente, significa che i semiconduttori raddoppiano la velocità, dimezzano la misura o dimezzano il costo ogni due anni circa.

L’aumento delle dimensioni e il minor prezzo dei microprocessori rende possibile il continuo flusso di nuovi prodotti proveniente dalle aziende del settore e la sempre migliore funzionalità dei prodotti esistenti. Un buon esempio di questa dinamica è il mercato della telefonia:

2. La legge di Moore – La tecnologia aumenta strutturalmente le proprie quote nell’economia globale

Considerando l’entusiasmo cresciuto attorno al potenziale dei nuovi prodotti tecnologici, gli investitori spesso dimenticano un altro importante effetto della Legge di Moore. La possibilità di ridurre costantemente il costo dei prodotti fa sì che essi diventino sempre più irrinunciabili sia per i consumatori che per le aziende, con il risultato che la tecnologia aumenta gradualmente la propria rilevanza tra le voci di spesa a livello globale, come illustrato nella tabella di seguito. Da questa si vede che negli Stati Uniti la spesa delle aziende per la tecnologia è cresciuta rispetto al PIL in modo regolare negli ultimi 60 anni.

3. Spese aziendali in tecnologia sono al di sotto del trend

La tabella mostra anche che la spesa in tecnologia è al di sotto dei trend di lungo periodo. In seguito al crollo del settore, la tecnologia era vista come un costo da contenere e quindi è stato il solo settore a non essere vittima della bolla del credito. Infatti, l’investimento IT, insieme a quello di altre aree dalle dinamiche analoghe, è rimasto cronicamente basso per gran parte degli ultimi dieci anni. Ora, grazie ai progressi tecnici e al calo dei prezzi, programmare un aggiornamento delle proprie dotazioni IT obsolete è sempre più necessario. Riteniamo che questo attuale livello di spesa inferiore al trend non sia sostenibile e che sia in procinto di risollevarsi per portarsi in pari con il trend di lungo periodo.

4. Legge di Moore – distruggere la old economy

I costi della tecnologia in rapido calo e i nuovi servizi che essa ha reso possibili stanno gravemente penalizzando molte aree dell’economia. Un tempo solidi, i business più tradizionali sono sempre più sotto l’attacco della new economy, come è evidente dalla seguente tabella che mette in relazione l’andamento di retailers tradizionali come Barnes&Nobles e HMV con quelle di Amazon.

5. Trend demografici – altre conferme per la Legge di Moore

I cambiamenti epocali presentati sin qui sono stati supportati da quello che riteniamo essere un trend demografico molto sottovalutato. Sta diventando sempre più difficile agire nel mondo moderno senza la tecnologia.

Rifugiati Digitali Ogni anno il numero di “Rifugiati Digitali” diminuisce, sia per la loro età spesso molto avanzata e sia perché man mano vengono trascinati anche loro nell’era internet.

Migranti Digitali I “Migranti Digitali”, anche se non sono ancora del tutto immersi nella tecnologia, ci investono sempre più tempo e denaro, perché costi inferiori e funzionalità migliori (come da Legge di Moore) rendono la tecnologia un investimento più interessante rispetto a tanti altri.

Nativi Digitali Il numero dei “Nativi Digitali” cresce ogni anno, quanto più nuovi individui nascono e diventano adulti. Questa generazione vive la tecnologia come una necessità e ha elevati livelli di spesa in questo settore. 

6. Valutazioni storicamente basse rispetto al mercato

La tecnologia continua a presentare delle valutazioni interessanti in confronto al resto del mercato. Su base globale lo storico dei livelli prezzo/rendimento (P/E) del settore tecnologico è vicino ai minimi storici rispetto al resto del mercato, nonostante la forte domanda, i cash flow stabili e i bilanci forti. I titoli del settore tecnologico hanno registrato performance molto positive negli ultimi cinque anni nonostante un costante de-rating rispetto al mercato. Riteniamo che questa sottovalutazione stia per finire, liberando finalmente il settore tech da una nuvola nera sulle performance.

7. Bilanci e liquidità forti

Su base globale, quello tecnologico è il settore che presenta il bilancio più sano di qualunque altro, con elevata liquidità e basso livello di indebitamento. Molte società in cui abbiamo investito, hanno un margine di liquidità netta pari al 15% della loro capitalizzazione di mercato complessiva, con una media di settore pari al 7%. Come hanno fatto queste aziende a costruire un tale livello di liquidità? La risposta è che il settore è per sua natura un alto generatore di liquidità. Come mostra la tabella, le aziende tech registrano, nell’arco di 12 mesi, un livello di cassa generata di gran lunga superiore a tutti gli altri settori.

8. Modelli di business e strutture di costo flessibili 

I costi del settore tecnologico sono diventati più flessibili rispetto al passato. Bilanci solidi significano un minor livello di indebitamento verso i fornitori e inoltre il settore tecnologico è meno esposto ai costosi fondi previdenziali che gravano su altre aziende più datate. E’ sempre più guidato da società di software e servizi, le cui strutture di costo sono altamente variabili. Quello che riguarda l’hardware viene dato in outsourcing (come per esempio Apple i cui prodotti vengono assemblati da Hon Hai a Taiwan), riducendo così la base dei costi fissi. Il risultato è una struttura di costo molto più flessibile nel breve e medio termine con meno pressione a livello di capitale e una maggiore facilità/rapidità di reazione in caso di una flessione macroeconomica.

9. Entrate ricorrenti elevate

Lo spostamento sempre maggiore verso i settori software e servizi aumenta anche la stabilità delle entrate, perché gran parte di esse deriva dalla manutenzione di lungo termine e dai contratti di servizio. Queste entrate ricorrenti tendono a diventare i business a margine più elevato, portando così i profitti delle aziende tech a essere meno ciclici.

10. Un investimento a basso Beta

Infine, a causa delle cattive esperienze vissute durante il crollo del settore, gli investitori credono ancora che quello tecnologico sia un investimento ad alto Beta di rischio.  Se tutto va bene, diventerà evidente che, data la bassa valutazione relativa, i bilanci sani, un’elevata liquidità, le strutture di costo flessibili e le entrate ricorrenti, il settore tecnologico è molto meno rischioso di quanto venga percepito dagli investitori. Lo si può capire dalla tabella qui sotto. Il Beta di questo settore è in realtà sceso molto da allora, e in cinque anni, è arrivato sotto l’1. Considerando i significativi fattori di crescita e i livelli di valutazione, riteniamo che, su base rischio/rendimento, la tecnologia sia estremamente interessante rispetto ad altri settori di investimento.