Il modello Imu reso reperibile online dalle Entrate non potrà essere usato in più di 2mila comuni. Un municipio su quattro, infatti, ha introdotto un formato di comunicazione locale diverso da quello messo a punto dal dipartimento delle Finanze e reso disponibile già lo scorso dicembre sia online, sia presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. I contribuenti, dunque, e soprattutto i professionisti che si occupano di Imu, sono ora costretti a verificare delibere e regolamenti comunali per intercettare eventuali “adempimenti formali non onerosi”, come li definisce l’Agenzia, richiesti dal singolo municipio, che possono riguardare, di fatto, un’autocertificazione, la copia di un contratto, ma anche specifiche da fornire entro la scadenza del 4 febbraio e rettifiche varie.
A renderlo noto il Caf Acli, che ha mappato per i propri uffici tutte le decisioni deliberate in ambito locale. “La grande maggioranza delle delibere che comportano obblighi di comunicazione varie per aliquote o detrazioni agevolate si trova nel Nord. Nel Centro-Sud, invece, – ha sottolineato Paolo Conti, direttore del Caf Acli – è più frequente imbattersi in delibere locali che hanno previsto la stessa aliquota per tutti gli immobili diversi dalla prima casa”. Resta il principio base che la dichiarazione Imu va presentata quando il Comune ha previsto un’agevolazione extra rispetto alla normativa nazionale o quando non è in grado di conoscere la situazione del contribuente attraverso gli uffici pubblici. Rientrano in quest’ultima casistica, ad esempio, tutti quei casi di abitazioni concesse ai parenti sulla base del comodato ad uso gratuito, contratto che può essere anche solo verbale e, quindi, non depositato presso gli uffici comunali e tributari.

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