La disoccupazione cresce e a livello politico sembra che cresca anche la preoccupazione per la situazione sociale. A far scattare la scintilla i fatti di Roma.La violenza esplosa durante la manifestazione degli indignati ha fatto suonare il campanello d’allarme a molti politici che come Sacconi cercano di mettere in guardia la popolazione.

L’escalation di violenza, che nella Capitale ha avuto una dimostrazione lampante, è solo la punta dell’isberg di gruppi organizzati per generare ed alimentare il terrore.

Il contesto sociale, in pratica, ha rimandato Sacconi indietro di qualche anno fino agli anni di piombo. Ma non è dello stesso avviso Ichino.

Il giusvalorista e senatore del Pd, spiega che il rischio di violenze non è aumentato rispetto al passato, anche se è importante mettere le mani su una riforma del lavoro. Non si va certo avanti, secondo Ichino se i sindacati erigono dei tabù.

Non è necessario dire cosa si deve fare e cosa no, mettendo fine al confronto prima ancora che si istituisca. Sacconi ha replicato subito dicendo che le scorte sono assegnate quando il pericolo c’è e dopo il 15 ottobre di Roma, tutto è possibile.

È intervenuto nel dibattito anche D’Antoni dicendo che i licenziamenti facili, quindi la precarietà o la flessibilità non sono certo un problema di regole. A farla da padrone sono soprattutto i costi. I precari costano meno e quindi i contratti precari sono uno strumento nelle mani delle aziende.