Il titolo deve essere breve, e a volte per questo si finisce per creare allarme. Il rischio aumento rendita catastale per gli impianti fotovoltaici se hanno un potenza compresa entro i 3 kiloWatt. Per intenderci quella che serve per coprire i consumi di una famiglia-tipo. Il problema è che molti proprietari di case hanno installato impianti più potenti che permettevano di aumentare gli incassi…

I moduli da 4, 6 o 10 kW di potenza – per ogni kW ci vogliono in media 7 metri quadrati di tetto – potrebbero oggi determinare un aumento della rendita catastale per gli immobili su cui sono stati piazzati, e quindi far aumentare l’importo da pagare per l’Imu e/o la Tasi - ovvero tutte le imposte che hanno come base il valore catastale dell’immobile (come quelle di registro in caso di compravendita). Secondo una circolare dell’Agenzia delle Entrate (la n. 36/E del 19 dicembre 2013)  la variazione catastale è obbligatoria solamente quando il valore dell’impianto supera il 15% della rendita catastale. Questo obbligherà molti proprietari a rivolgersi a dei professionisti per capire se il rapporto è stato superato o meno.

E tanti potrebbero vedersi costretti a variare la rendita catastale di un proprio immobile: incorrere nella variazione catastale Piccolo problema:  176.000 titolari di impianti possono stare tranquilli, mentre la stessa cosa non si può dire per altri 312.000 impianti, che hanno una potenza compresa tra i tre ed i venti kW. Di quanto aumenterà la rendita catastale? Impossibile fare una previsione per tutti i casi, si può dire che in media, se la rendita è di 1.200 euro, l’aumento sarà almeno di 250 euro.

Degli impianti che potrebbero far aumentare la rendita catastale, la maggioranza si trovano in Veneto (46.000), e poi Lombardia (39.000) ed Emilia Romagna (26.000).

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