La cronaca dei comportamenti sempre più erratici del Senato si è arricchita di un nuovo episodio. Durante la seduta del 27 novembre Palazzo Madama una maggioranza anomala composta da Lega, Idv e parte del Pdl ha posto e approvato una questione pregiudiziale sul disegno di legge definito “delega fiscale”, sollevando questioni di costituzionalità del provvedimento. Successivamente, la conferenza dei capigruppo ha deciso di rinviare il testo in commissione.

Tradotto in termini concreti significa che, dati i corposi provvedimenti importanti ancora da approvare e il poco tempo rimasto allo scadere della legislatura, molto probabilmente non si riusciranno a convertire in legge questi provvedimenti, che pure rivestono notevole importanza.

Il disegno di legge in questione è stato presentato alla Camera il 15 giugno. Prevede di delegare al Governo (mentre normalmente è una competenza parlamentare) il compito di creare una serie di decreti legislativi che rendano più efficace l’intera impalcatura fiscale e contrastino incisivamente l’evasione. Erano tante le misure che ora rischiano di non venire più adottate. Ad esempio la detraibilità dall’Irpef di spese certificate da scontrini e ricevute fiscali. Oppure la riforma del catasto, in cui si vuole basare il valore degli immobili sui metri quadri e non più sui vani, mantenendo invariato il gettito (quindi senza aumentare l’Imu). Sul fronte delle imprese, saltano anche i premi e le rateazioni per le imprese più virtuose, cioè le piccole e le medie.

Paradossalmente, la “melina” parlamentare ha prodotto un’accelerazione: l’accorpamento delle agenzie fiscali, voluto con decisione da Mario Monti, entrerà in vigore il 1° dicembre; entrambe le camere avevano introdotto emendamenti per rinviarlo, invece il ritorno in commissione dell’intero disegno di legge ha impedito queste proroghe.

Le reazioni al fallimento del percorso in Senato sono accese. Giorgio Squinzi, presidente della Confindustria ha commentato: “I principi della delega fiscale sono improntati a semplificazione, trasparenza e civiltà giuridica. Sono i capisaldi di un cambiamento che il mondo delle imprese aspetta da anni e che sembrava finalmente vicino alla realizzazione”. Amareggiato anche il sottosegretario alle Finanze, Vieri Ceriani: “Nella maggioranza c’è chi vuole avere mani libere in vista della campagna elettorale. Il problema non è tecnico, ma squisitamente politico, non si sa più chi rappresenta il Pdl. Peccato ci vadano di mezzo contribuenti e imprese”.

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