È un operazione complicata definire la moneta. Uno se la potrebbe cavare scrivendo che la moneta è tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario negli scambi. Ma perderebbe una parte importante del significato che ha per i suoi utilizzatori. E allora si potrebbe aggiungere che la moneta per essere tale deve svolgere tre funzionimisura del valore (moneta come unità di conto che misura i prezzi di beni e servizi); mezzo di scambio (moneta come strumento di pagamento); riserva di valore (moneta come mezzo di risparmio).
Alla definizione della moneta mancano ancora due attributi: il suo uso consiste unicamente nella sua cessione, e rappresenta un simbolo, riconosciuto ed accettato per una comunità (ma non solo, l’ampio utilizzo del dollaro Usa come valuta di riserva è un simbolo del potere e dell’influenza mondiale degli Stati Uniti).

Il quadro tracciato non vale sempre. Il papiermark – e tutte le monete dei paesi colpiti da iperinflazione – non hanno la funzione di riserva di valore. E non si può dire nemmeno che rappresentino – o abbiano rappresentato – un simbolo per una comunità… Sia al papiermark che al dollaro si può applicare la risposta che Alfred Marshall, in una nota dei suoi Principles, da alla semplice domanda che cos’è moneta?: “Per quanto mi riguarda, io uso il termine moneta per includervi ogni cosa che passi di mano in mano come un mezzo di acquisto, senza per questo richiedere nessuna conoscenza specialistica o commerciale da parte di coloro che ne fanno uso”.

Dentro l’”ogni cosa” di cui parla Alfred Marshall c’è la moneta e molto altro: gli assegni bancari e circolari, le carte di credito, i bonifici, il bancomat e le tessere multifunzione… L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo, e per questo gli economisti sono soliti raggruppare la moneta e i suoi simili nei cosiddetti “aggregati monetari“. Si tratta di insiemi di attività patrimoniali caratterizzati da un grado via via decrescente di liquidità, e rappresentati dalle sigle M0, M1, M2 ed M3.
M0 (o base monetaria): comprende le banconote e le monete metalliche – la cosiddetta moneta legale – più le passività della banca centrale verso le banche;
M1 (o liquidità primaria): comprende le banconote e le monete in circolazione più i depositi a vista – come il classico conto corrente;
M2 (o liquidità secondaria): comprende M1 più i depositi con durata prestabilita fino a due anni e i depositi rimborsabili con preavviso fino a tre mesi;
M3: comprende M2 più attività finanziarie come i pronti contro termine, le obbligazione con scadenza inferiore ai due anni, i titoli pubblici a breve termine (come i BOT italiani), e le quote di fondi di investimento monetario.

La Banca Centrale, con i suoi interventi di politica monetaria agisce soprattutto sull’aggregato M0 (base monetaria), con ricadute anche sugli altri aggregati monetari.

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