In attesa del comunicato ufficiale del prossimo mercoledì, l’Ue fa sapere che è pronto l’ok per l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo.
I tecnici della Commissione, infatti, hanno fatto sapere di ritenere che il bilancio nazionale sia ora in equilibrio e di credere agli impegni con cui il governo si è obbligato a mantenere il disavanzo stabilmente sotto il limite-soglia del 3% del Pil, proponendo, di conseguenza, al collegio dei commissari di chiudere la procedura di deficit eccessivo aperta nel 2009 nei confronti del Belpaese.
La decisione, che sarà ufficializzata mercoledì, sarà corredata da una serie di raccomandazioni per contenere il disavanzo e rilanciare la competitività dell’economia nazionale.

Cosa chiede l’Ue. In sintonia con i precedenti interventi comunitari, tra le proposte della Commissione primeggiano la riduzione della pressione fiscale su lavoro e imprese e un deciso riassetto della pubblica amministrazione e delle banche.
La raccomandazione sul consolidamento del debito, che con le altre cinque sarà ufficializzata dall’Ecofin di fine giugno, impone di perseguire il pareggio di bilancio in termini strutturali, cioè al netto del ciclo economico, ma sottolinea la necessità di contenere e mantenere sotto stretto controllo il debito, che Bruxelles vede al 132,2% del Pil nel 2014. Un passaggio, quest’ultimo, che smorzerebbe i facili entusiasmi sulla possibilità di sbloccare nuove spese pubbliche dopo la chiusura della procedura d’infrazione.
Per quanto riguarda fisco e lavoro, la Commissione chiede di trasferire le imposte dal lavoro ai consumi e di tenere alta l’attenzione nella lotta al sommerso e all’evasione, auspicandosi una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, anche con una contrattazione più incentrata sul livello aziendale. Bruxelles, infine, invoca una maggiore concorrenza. Già in autunno la Commissione aveva chiesto una nuova serie di liberalizzazioni nelle libere professioni, nei servizi, nei trasporti e nel settore energia.