I dubbi sollevati dalla Commissione Ue sulla possibilità dell’Italia di vedersi revocata la procedura d’infrazione per deficit eccessivo già agli inizi di maggio hanno richiesto una pronta replica dell’esecutivo Monti, ‘reo’ di aver innalzato dello 0,5% il deficit obiettivo per il 2013 (2,9%) per sanare i debiti arretrati delle pubbliche amministrazioni con le imprese, portando il dato a limiti quasi insostenibili. Per Bruxelles, inoltre, la recente apertura Ue ad una maggiore flessibilità sul contenimento del deficit e del debito per saldare gli arretrati delle Pa riguarderebbe, in realtà, i soli Paesi non soggetti a procedure d’’infrazione, e dunque non l’Italia. Il disaccordo espresso ieri in Senato dal premier uscente Mario Monti verte principalmente su quest’ultimo aspetto.
La Commissione europea – ha osservato il premier – ha incoraggiato l’Italia a mettere in atto un programma” di pagamento dei debiti alle imprese da parte della pubblica amministrazione rilevando “che l’impatto sulle finanze pubbliche sarà preso in considerazione come fattore mitigante”. ”La Commissione – ha aggiunto Monti - agisce da incoraggiamento“.
Per quanto riguarda il decreto, Monti ha rassicurato che sarà approvato “nei tempi più brevi“, dopo che le Camere avranno esaminato la relazione che rivede gli obiettivi programmatici di finanza pubblica. Il premier uscente e senatore a vita, inoltre, ha aggiunto che sono già previsti incontri con le parti sociali per mettere a punto le modalità operative. “C’è chi chiede al governo di pagare tutto e subito lo stock di debito. Anche a noi piacerebbe, – ha dichiarato poi in risposta a quanti in Senato hanno sollevato dubbi su tempi e cifre – ma la presa di posizione della Commissione europea non significa un via libera illimitato“.

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