Un miliardo e seicento milioni di euro da tagli e cessioni di immobili per ricondurre il rapporto deficit/Pil sotto la soglia del 3%.
È quanto prevede il decreto sulla cosiddetta manovrina “per il rientro del deficit” del 2013 approvato ieri dal Consiglio dei Ministri. Primo a renderlo noto il sottosegretario alla presidenza Filippo Patroni Griffi, con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni a garantire che il provvedimento non prevede aggravi fiscali nei confronti dei contribuenti.
Nella manovrina, come confermato dallo stesso Saccomanni, non sono previsti rifinanziamenti alla Cassa integrazione, capitolo rinviato ormai all’approvazione della legge di Stabilità.

Senza l’instabilità politica lo spread sarebbe stato più basso”, ha poi tuonato Saccomanni nella conferenza stampa tenutasi al termine del Consiglio dei Ministri riferendosi alle turbolenze parlamentari delle ultime settimane.
I tagli alla spesa sono tagli sulle spese rimodulabili e ancora oggetto di discrezionalità dei singoli ministeri con l’esclusione di ministeri come la ricerca e sviluppo, l’istruzione e la sanità, in forma più o meno lineare”, ha specificato il titolare del dicastero dell’Economia, mentre 500 milioni arriveranno dalla vendita di immobili del Demanio pubblico e dello Stato alla Cassa depositi e Prestiti.