Si avvicina l’altra crisi di bilancio Usa, quella più grave: se entro metà mese repubblicani e democratici non trovano un accordo sul tetto del debito, gli Stati Uniti rischiano il default. Per chiarire: si tratta di una cosa diversa dal cosidetto shutdown. Dall’inizio del mese, visto che non c’è stato un accordo sulla legge di bilancio, la pubblica amministrazione è stata ridotta ai servizi essenziali e circa 800.000 dipendenti dello stato federale sono a casa senza retribuzione.

Se non si riesce a trovare un accordo entro la metà di questo mese si rischia una catastrofe peggiore della Lehman Brothers – ovvero l’avvenimento che ha scatenato la più grave crisi econonomica del Dopoguerra. Il debito Usa da ripagare è pari a 12.000 miliardi di dollari – secondo Bloomberg si tratta di 23 volte l’esposizione della banca Usa prima del suo famigerato crack.

Come ricordano alcuni autorevoli analisti, a questo effetto shock bisognerebbe aggiungere le difficoltà dell’economia mondiale – e poi c’è da considerare i rischi legati al ruolo di leadership degli Stati Uniti sullo scacchiere mondiale. Il punto è che i Treasury sono una delle forme di investimento più sicure e diffuse e il venir meno della fiducia nei titoli di Stato della prima economia mondiale avrebbe conseguenze catastrofiche per un mondo, quello della finanza, che poggia proprio sulla fiducia.

 Secondo l’oracolo di Omaha, Warren Buffet, spingere la prima economia al mondo verso il default, sarebbe come impiegare delle “bombe atomiche”, ovvero una cosa “troppo orribile da fare”. Tra gli effetti sicuri ci sarebbe un congelamento del mercato interbancario americano – i Treasury Bond fungono da collaterale per buona parte di queste transazioni.

Per il Washington Post “l’ala capitalista” del partito repubblicano dovrebbe dissociarsi da questo gioco al massacro che non piace a chi fa affari. Incrociamo le dita. In questo caso non vale il detto: “mal comune mezzo gaudio”..
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