Non c’è l’accordo tra repubblicani e democratici per aumentare il tetto del debito. E il tempo stringe, perché se non viene alzato entro il 17 novembre sarà il default della prima economia mondiale, che per il segretario al Tesoro Jack Lew sarebbe un evento “catastrofico” che produrrebbe “una situazione di crisi finanziaria e di recessione simile se non peggiore a quella del 2008”.

Si nota un cambiamento di tono tra le due parti, con i repubblicani – guidati dallo speaker della Camera John Boehner – che hanno incontrato Barack Obama alla Casa Bianca e hanno raccontato di aver avuto una “conversazione utile e produttiva”, con pronta sponda del presidente, secondo cui “l’incontro è stato positivo”.

L’unica cosa chiara è che tutti sono d’accordo sulla necessità di continuare nei negoziati, non sappiamo però nulla su date di voti per innalzare il tetto del debito, sui tagli alla spesa richiesti dai repubblicani, o sulla fine dello shutdown.

La prima apertura è arrivata dalla proposta dei repubblicani di innalzare temporaneamente il tetto del debito – il nuovo termine sarebbe il 20 novembre -, dando più tempo ai negoziatori di fare il loro lavoro. Obama , attraverso il suo portavoce Jay Carney, ha risposto che considerava “positivamente” la proposta, ma che preferiva un accordo di lunga durata.

Il problema principale da risolvere è il fatto che il partito repubblicano sembra essere prigioniero di posizioni anti-sistema – per colpa del Tea Party soprattutto. L’ambiente degli affari in tema ha già mostrato di sapere come modificare la situazione: minacciando di tagliare i finanziamenti in occasione delle prossime elezioni di midterm 2014.

Mossa che ha già dato i suoi effetti, visto che alcuni repubblicani vicini al Tea Party hanno iniziato a dimostrarsi possibilisti sull’accordo per evitare il default.  L’altro aspetto che dovrebbe portare a più miti consigli il G.O.P. è che i sondaggi mostrano che solo il 28% degli americani ha un’opinione positiva del partito, attribuendo quindi ai repubblicani la responsabilità dell’impasse. E questa rappresenta la peggiore rilevazione di sempre…

Non è un caso quindi che in questi giorni il capogruppo repubblicano alla Camera Eric Cantor e l’ex-candidato alla vice-presidenza Paul Ryan abbiano scritto due articoli per ribadire l’intenzione di negoziare con Obama, senza però fare cenno all’odiata riforma sanitaria
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