I problemi di Cipro sono iniziati con la crisi greca, a cui è seguito lo stralcio del 50% del debito di Atene. Un provvedimento che ha colpito in prima battuta le banche cipriote esposte sui titoli greci per percentuali che hanno raggiunto il 160% del suo Pil. Visto che le disgrazie non vengono mai da sole, le maggiori agenzie di rating hanno ridotto il giudizio sui titoli dell’isola a livello di spazzatura.

I titoli hanno raggiunto rendimenti che hanno superato il 12% – ora nemmeno la Banca centrale europea accetta le obbligazioni cipriote per accedere ai prestiti. La situazione è precipitata, il deficit è arrivato al 6,3%, e il debito è passato nel breve volgere di un anno dal 66,7% all’84% – comunque meno della media europea, per non parlare dell’Italia.

Il piano B del governo di Nicosia è la realizzazione di un fondo di solidarietà  composto da asset statali, della Chiesa ortodossa – ed è aperto anche ai cittadini -, e collegato ai futuri ricavi dallo sfruttamento delle risorse di gas naturale. Si pensa anche alla creazione di una bad bank con i crediti incagliati della Laiki – o Cyprus Popular Bank -, la prima banca del paese.

Il problema è che in questi giorni il governo di Nicosia non ha tenuto i contatti con l’eurogruppo. E la pazienza dei tedeschi è agli sgoccioli… Dalla Grecia, intanto è filtrata la notizia che qualche istituto greco potrebbe rilevare le filiali nel paese di istituti ciprioti in modo da alleggerire un po’ il loro carico.

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