Ogni persona che si occupi di economia lo sa: Cipro ha bisogno di 5,8 miliardi di euro. E ne ha bisogno presto… Servono per sbloccare i 10 miliardi per ricapitalizzare le banche ed evitare la bancarotta. In questo momento il pallino – o forse farei meglio a dire il cerino – è nelle mani del governo cipriota. Devono presentare un piano che rispetti i parametri finanziari stabiliti dall’Unione europea.

Tutto fa brodo, dall’aiuto della Chiesa ortodossa cipriota – l’arcivescovo Chrysostomos II ha annunciato che il clero è pronto a mettere a disposizione l’enorme patrimonio immobiliare della Chiesa -, alla nazionalizzazione dei fondi pensione pubblici e parastatali – entrata prevista sui tre miliardi di euro…

E ancora si può ridurre le necessità di ricapitalizzazione degli istituti di credito delle istituzioni pubbliche e parastatali: una misura che secondo fonti governative potrebbe garantire fino a tre miliardi di euro. Per ridurre l’ammontare delle ricapitalizzazioni bancarie necessarie, lo Stato sta pensando pure di far fondere assieme le prime due banche locali.

Le maggiori speranze sono legate alla richieste di finanziamento che verranno fatte al governo russo. Il governo di Cipro vorrebbe spostare la scadenza del prestito (a oggi è il 2016) e rinegoziare il tasso. Qualcuno sussurra pure che Cipro vorrebbe più soldi dai russi – si parla di 5 miliardi… Finora non è arrivatta nessuna fumata biana ma si continua a trattare. Vi terremo aggiornati.

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