Dopo il no del Parlamento cipriota al prelievo forzoso su conti correnti e depositi imposto dall’Ue per sbloccare il piano di salvataggio dell’isola arriva il rinvio, forse un primo rifiuto, del negoziato sul prestito russo in scadenza nel 2016 che l’esecutivo contava già stamane di chiudere a Mosca.

Il prestito. Il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris, a Mosca per negoziare con il collega russo Anton Siluanov gli aiuti economici, ha fatto sapere che ancora non si è raggiunta un’intesa sulla rinegoziazione delle condizioni del prestito, aggiungendo che “continueremo la nostra discussione per trovare una soluzione grazie alla quale mi auguro che otterremo degli aiuti”. Alla Russia il governo di Cipro chiede l’estensione di 5 anni di un prestito di 2,5 miliardi di euro in scadenza nel 2016 e una riduzione del tasso di interesse sullo stesso, che è del 4,5%.

Il prelievo forzoso per Mosca. A far credere che le trattative continueranno dopo questa prima fumata nera è la posizione russa sul prelievo forzoso sui conti correnti a Cipro, ritenuto capace di minare la fiducia nel sistema bancario globale.
Posizione ribadita anche stamane dal vice premier russo, Arkady Dvorkovich, durante un incontro con gli studenti dell’Università nazionale di Scienza e tecnologia (Misis). “La questione non è nel chi venga penalizzato da questa decisione – ha sottolineato Dvorkovich – ma nel fatto che una volta che questo diventa possibile a Cipro, allora è possibile ovunque”. E ciò “significherà – ha concluso – che non si può più custodire denaro da nessuna parte e che, quindi, il sistema bancario smette di lavorare. Perdere la fiducia nelle banche è molto semplice, mentre è molto difficile recuperarla”.

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