Il Consiglio dei ministri ha varato il Documento di economia e finanza (Def) che dovrebbe aprire la strada per il Piano nazionale delle riforme del governo di Matteo Renzi.

“Siamo stati seri e rigorosi. Confermiamo tutti gli impegni che ci siamo presi nel momento in cui abbiamo ricevuto l’incarico”, ha detto il premier presentando il documento durante la conferenza stampa a palazzo Chigi. “Oggi approviamo il taglio del cuneo fiscale. Dopo il dl lavoro, ad aprile affrontiamo la Pubblica amministrazione, a maggio il fisco, a giugno la giustizia. E il prossimo passo sarà lo sforbicia-Italia, quello sulle società municipalizzate, sulle scuole e l’idrogeologico”.

Il Def farà la sua apparizione in Parlamento il 17 aprile.

Il governo taglia inoltre le stime di crescita sul Pil presentate dal governo Letta. Renzi: “Noi la crescita la stimiamo allo 0,8%, che è diverso dall’1,1… spero sarò smentito in positivo”.

Il deficit diminuisce più lentamente del previsto, ma resta lontano dal tetto del 3% fissato dai parametri europei (il disavanzo sarà al 2,6% quest’anno per arrivare al 2% l’anno prossimo e all’1,5% nel 2016).

Confermato il taglio di 10 miliardi del cuneo fiscale su base annua. Per il 2014 serviranno 6,6 miliardi: 4,5 miliardi verranno dalla spending review, spiega Renzi, mentre altri 2,2 miliardi verranno dall’aumento del gettito Iva e dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione di Bankitalia.

Un miliardo in più arriverà dalle banche per la rivalutazione delle quote Bankitalia. Una misura “inaspettata, illogica e ingiusta”, come ha commentato il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini.

“Mettere 80 euro nelle tasche di chi guadagna 1.500 euro è rimettere qualcosa nelle tasche degli italiani, anche restituire un minimo di speranza e fiducia. È un passaggio decisivo”, ha difeso così il premier la sua decisione sui famosi 80 euro in più in busta paga, al suo fianco il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

Previsti anche, grazie al decreto del 18 aprile, i tagli degli stipendi dei manager: “Siccome Napolitano si è ridotto lo stipendio a 238mila euro, non potranno prendere più di 238mila euro”, ha spiegato Matteo Renzi, “Tantissime realtà aziendali e legate alla Pa erano al di sopra di questa cifra: adesso non possiamo nominare persone che guadagnino più di quelle cifre lì. E’ importante il valore culturale dell’operazione. L’idea è che lo Stato si liberi degli eccessi. Se il manager dell’Asl smette di andare in auto blu campa lo stesso”.

“Il Def approvato oggi non solo mantiene gli impegni assunti dal governo ma rispetta in pieno i parametri europei, mantenendo il rapporto deficit-pil al 2,6%”, ha continuato Renzi sentendosi al riparo da critiche provenienti da Bruxelles. (foto by InfoPhoto)

Il titolare dell’Economia parlando del Def dice: Le riforme migliorano il paese, lo rendono più efficiente e lo fanno crescere. L’azione del governo è orientata a far sì che l’ingolfamentò dei pagamenti della pubblica amministrazione sarà una cosa del passato, e il Def è il risultato della strategia complessiva del governo. I tagli Irpef e Irap sono misure strutturali con una copertura permanente”.

La reazione più dure al piano del governo Renzi sull’economia è di Renato Brunetta (Forza Italia): “Dilettante e imbarazzante anche oggi Matteo Renzi in conferenza stampa. Aumenta le tasse sul risparmio e sulle banche, e le auspicate coperture derivanti dalla spending review arriveranno chissà quando e chissà quante”.