E’ arrivato il via libera di Montecitorio al decreto legge sblocca Italia. Visto che il decreto scade il prossimo 11 novembre, nel passaggio al Senato dovrebbero al massimo essere apportate delle correzioni marginali al testo. Il testo attuale è praticamente quello definitivo dopo le 50 correzioni che sono state imposte dalla Ragioneria dello Stato e recepite dalla commissione Bilancio. E’ saltato ad esempio il taglio dell’Iva al 4% sulle ristrutturazioni – non c’era la copertura, secondo la Ragioneria provocherebbe anche il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea per la violazione delle direttive in materia fiscale -, così come la defiscalizzazione delle autostrade in esercizio – che sarebbe stato un bel regalo per i concessionari -, mentre è stato di nuovo richiesto l’esame del Cipe – e dell’Unione Europea – sulle modifiche alle convenzioni e ai piani economici delle concessionarie autostradali.

Tra le modifiche più controverse c’è la cancellazione del raddoppio – da 50 a 100 milioni – del fondo per le calamità naturali – come l’alluvione di Genova -, o la bocciatura che eliminava la destinazione all’affitto delle nuove case acquistate per ottenere la deduzione Irpef del 20% – in questo caso però era già intervenuta la relatrice del provvedimento, l’onorevole Chiara Braga del Pd. Restano – ovviamente – i capisaldi del decreto, come i 3,9 miliardi destinati alle opere infrastrutturali cantierabili, o i tempi certi per far partire alcune grandi opere, come le linee ferroviarie tra Bari e Napoli, o quella tra Palermo, Messina e Catania – i loro cantieri dovrebbero partire entro il 1 novembre dell’anno prossimo.

Dopo l’alluvione di Genova, il governo Renzi ha proposto un emendamento per far partire i cantieri delle opere connesse ad esigenze ambientali, anche in presenza di un ricorso al TAR.

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