Con il voto finale della Camera dei Deputati – 279 sì e 143 contrari -, è diventato legge il testo del governo Renzi che modifica profondamente la normativa attuale su apprendistato e contratti a termine. Ovviamente questo nuovo quadro normativo si applicherà per i rapporti di lavoro che nasceranno dopo l’entrata in vigore della legge.

Il contratto di lavoro a termine non può avere una durata superiore ai 3 anni – comprese le proroghe. Questo principio generale non ammette eccezioni, e il numero complessivo di contratti a tempo determinato non può essere superiore al 20% dei lavoratori a tempo indeterminato. I datori di lavoro che hanno fino a cinque dipendenti possono sempre assumere a tempo determinato. Se si viola il principio del 20%, non c’è più l’obbligo di assumere il lavoratore fuori quota, ma solo il pagamento di una multa – pari al 50% della retribuzione (foto by Infophoto).

Chi occupa almeno cinquanta dipendenti può assumere apprendisti a condizione che al termine del contratto che li lega all’azienda, si trasformino in rapporti di lavoro a tempo indeterminato almeno il 20% di tale tipo di lavoratori (ma c’è comunque la possibilità per i contratti collettivi nazionali di lavoro di darsi limiti diversi).

Si prevede l’adozione – per ora in via sperimentale – di un contratto a protezione crescente, in attesa che arrivi la delega legislativa che dovrebbe in futuro disciplinare i rapporti di lavoro. Il congedo di maternità concorre a determinare il periodo di attività lavorativa che serve per conseguire il diritto di precedenza all’assunzione. Le lavoratrici che hanno usufruito di questo strumento hanno anche il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo determinato nell’anno successivo. Più in generale, il diritto di precedenza all’assunzione vale solo per chi ha svolto attività a tempo determinato per almeno sei mesi e stagionali, vale se è espressamente richiamato dall’azienda nel contratto di lavoro.

Il contratto di apprendistato invece deve contenere – in forma sintetica -, il piano formativo individuale , e deve prevedere una retribuzione che tenga in considerazione le ore di lavoro effettivamente prestate (mentre quelle di formazione possono essere pagate il 35% del compenso stabilito per le altre ore). Se poi la regione non provvede a comunicare al datore di lavoro, entro 45 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro, l’offerta formativa pubblica, il datore può limitare la formazione all’area professionalizzante e di mestiere.

I datori di lavoro che firmano un contratto di solidarietà, hanno diritto – nei limiti del Fondo per l’occupazione ed al massimo per due anni – possono beneficiare di una riduzione nella contribuzione previdenziale ed assistenziale per i lavoratori interessati da tale contratto – e che hanno avuto una riduzione oraria superiore al 20%. La riduzione della contribuzione è pari al 35%.

Gli enti di ricerca possono allungare il rapporto di lavoro a tempo determinato anche oltre i 36 mesi – ma nei limiti del progetto di ricerca. E tali enti non sono soggetti al tetto fissato per legge del 20% di contratti a tempo determinato…