Dopo la mediazione all’interno della maggioranza, rispetto al testo licenziato dalla Camera, sono otto gli emendamenti che il Governo ha presentato al Senato.

“Il nostro intendimento, nel presentare gli 8 emendamenti al dl Lavoro, si è mosso nel senso di tre direzioni precise: semplificare la vita alle aziende, cercare che i contratti a tempo determinato abbiano una vita più lunga, spiazzare forme senza assicurazioni sociali, come le partite Iva i Co.Co.Co e così via”, ha spiegato il sottosegretario al lavoro, Luigi Bobba del Pd.

“Il governo ha presentato una serie di emendamenti come noi volevamo”, ha dichiarato un soddisfatto Sacconi del Ncd.

Il governo modifica la sanzione prevista per le aziende che non rispettino il tetto del 20% per il numero dei contratti a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato. Ora la sanzione diventa una multa non più l’obbligo dell’assunzione a tempo indeterminato. la sanzione sarà pari al 20% dello stipendio del 21esimo contratto a tempo determinato per tutta la sua durata, che sale al 50% per gli ulteriori contratti successivi al 21esimo.

Per quanto riguarda l’apprendistato, si stabilisce che il 20% degli apprendisti deve essere stabilizzato solo per le aziende con oltre 50 dipendenti (non più come prima con oltre 30 dipendenti). Non vale il limite del 20% per gli istituti pubblici e privati che operano nella ricerca. Esclusi dall’obbligo del tetto del 20% anche le aziende con meno di 5 dipendenti.

Per l’apprendistato le proposte del governo prevedono la possibilità del suo utilizzo a tempo determinato per le attività stagionali. Sarà tutto nelle mani delle Regioni che devono però aver definito un sistema di alternanza scuola-lavoro e la possibilità dovrà essere prevista nei contratti di lavoro collettivi. Le stesse Regioni dovranno indicare l’offerta formativa pubblica e potrà anche avvalersi “delle imprese e delle loro associazioni che si siano dichiarate disponibili”.

Riformulato anche il regime transitorio per i contratti a termine. Nel periodo fino al 31 dicembre oltre alla “norma nazionale del 20%” varranno anche le regole già scritte nei contratti vigenti. Il datore di lavoro che all’entrata in vigore del decreto abbia in corso rapporti di lavoro a termine superiori al tetto del 20% dovrà rientrare a meno che “un contratto collettivo applicabile nell’azienda disponga un limite-percentuale o un termine più favorevole”. Previsto che il diritto di precedenza per le donne in gravidanza sia prevista nel contratto.

Lunedì inizieranno quindi le votazioni in commissione Lavoro al Senato. Saranno 700 gli emendamenti al provvedimento, di cui 600 a firma M5S. Nessuna proposta di modifica dalle forze di maggioranza, Forza Italia ha presentato un pacchetto di proposte con un emendamento che chiede la defiscalizzazione per le nuove assunzioni a firma di Silvio Berlusconi. Alessandra mussolini durante la presentazione ha ironizzato, “mica lo vorranno censurare?”.

Malumore da parte della minoranza del Pd per il testo modificato dall’esecutivo.

Sulla riforma del lavoro Silvio Berlusconi ha dichiarato: Renzi con il governo ha prodotto un atto sul lavoro, il Jobs act, che è diventato il Cgil Act. La base del suo partito in Parlamento ha cambiato in peggio il suo provvedimento e lui dopo avere anche annunciato date per diversi altri provvedimenti, queste date non le ha potute rispettare”.

Dalle parte del M5S molte sono le critiche lanciate dopo la presentazione degli otto emendamenti del governo, “il Movimento 5 Stelle oppone con fermezza e senza mezze misure al Decreto lavoro con il quale diventeremo tutti cinesi. Nuovi ‘Sacconi di precariato’, grazie al Pd di Renzi. Giù le mani dai diritti delle persone”, recita una nota che continua, “e mettiamo subito in pratica il Reddito di Cittadinanza: unico strumento indispensabile e necessario per il rilancio dell’economia, la tutela dei cittadini e la lotta contro la povertà”.