Le coperture del decreto Irpef varato dal consiglio dei ministri venerdì scorso ammontano a “6,9 miliardi nel 2014 – si legge in un tweet di palazzo Chigi -, ma diventano 14 miliardi nel 2015”.
Per spiegare le coperture finanziarie delle misure previste dal provvedimento, il governo Renzi si è affidato a dieci tweet, nei quali si evidenziano le varie voci interessate e l’orientamento generale dell’esecutivo in materia fiscale.

Nello specifico, leggendoli, si apprende che per il 2014 2,1 miliardi si renderanno disponibili grazie ai tagli agli acquisti di beni e servizi a carico di “enti locali, Regioni e Stato”, che “dovranno contribuire ciascuno con 700 milioni”, 1,8 miliardi arriveranno dalla tassazione sulle banche, con l’aumento dell’aliquota sulle plusvalenze generate dalla rivalutazione delle quote Bankitalia dal 12 al 26%, un miliardo dalla razionalizzazione degli incentivi alle imprese, 900 milioni da misure dettate da esigenze di “sobrietà”, come ad esempio la riduzione degli stipendi dei manager pubblici e del numero delle auto blu (in totale e per ogni dicastero), 650 milioni dall’aumento del gettito Iva, 400 milioni dai vari tagli (e rinvio-rimodulazioni degli acquisti già sottoscritti – ndr) alla Difesa e 100 da misure di “innovazione” non ancora meglio specificate.

Altri 100 milioni, ancora, arriveranno dalla riorganizzazione delle società partecipate, anche se la riduzione del loro numero da 8mila a mille in tre anni, come prospettato dal premier Matteo Renzi (foto by InfoPhoto) la scorsa settimana, dovrebbe generare alla lunga risparmi più sostanziosi, mentre la tv di Stato è chiamata a contribuire al suo risanamento con un contributo di 150 milioni di euro, obiettivo per il quale è stata autorizzata anche a vendere Rai Way e riorganizzare le sue sedi regionali.
Altro risparmio di 100 milioni, ancora, arriverà dall’eliminazione dell’obbligo di pubblicare atti e provvedimenti sui quotidiani a carico della Pubblica amministrazione.
Il decreto, infine, abolisce anche “le tariffe agevolate per i partiti per le elezioni”: si tratta, in sostanza, delle tariffe postali ribassate per l’invio dei volantini in campagna elettorale. I partiti, ha commentato il presidente del Consiglio italiano, “lo facciamo per loro. La gente si arrabbia se trova le caselle postali intasate di volantini. È controproducente”.